Una delle (tante) cose che mi piacciono dei libri è che sia così facile associare ad essi le sensazioni che abbiamo provato leggendoli.
In questo momento ho in mente una sera di inizio Settembre, è un ricordo così vivido ma che sento allo stesso tempo già lontano perchè sono immersa in un clima diverso (e non solo dal punto di vista atmosferico).
Sono stesa sul divano, in casa da sola, è una sera calda e tira una brezza leggera che mi fa respirare l’odore d’estate attraverso la porta aperta del balcone. L’estate non ha un odore che possa associare con qualcosa di materiale, sa solo d’estate. Sto aspettando di sentire una macchina che si ferma sotto casa, dobbiamo uscire.
Ma non è l’uscita su cui mi voglio soffermare, è piuttosto l’attesa, quell’attesa tranquilla, così piacevole. Leggo Marina, di Zafon. Sono rilassata, sono leggera. Credo che Parmenide avesse ragione a dire che passare dal leggero al pesante significa passare dal positivo al negativo. Sentirsi leggeri non significa sentirsi vuoti, ero così piena della mia spensieratezza, ne traboccavo.
Ero felice e consapevole di esserlo. Non voglio essere tragica, ora non ho assolutamente motivi seri per rattristarmi, però quel momento è passato. Devo salutarlo, devo salutare l’estate della spensieratezza.
Si è un po’ guastato tutto. Ci sono stati i litigi, le incomprensioni, e le troppe comprensioni.
C’è che non sempre gli altri vedono quello che vorremmo fargli vedere, c’è che non ci riconosciamo in come ci vedono gli altri, c’è che ho un granello di sabbia che mi scortica il cuore.
Ciao estate, ciao. Tornerà anche quella spensieratezza…

All Rights Reserved by Flickr member i.Anton
Purtroppo è vero… l’estate si porta sempre via un po’ di spensieratezza. Però è bello pensare che, ciclicamente, ritorna
Già, hai ragione! Non ci resta che aspettare e goderci questa vita così pesante (e tante volte profonda) nel frattempo!