Quello che mi sconvolge di più è il modo in cui quando succede qualcosa di grande, nel bene e nel male, tutto riprenda poco dopo come se niente fosse. La vita continua. Questa è la mia unica consolazione e al tempo stesso la mia più grande frustrazione.
Qualsiasi cosa succeda, tutto continua. Il mondo non si ferma, il mondo non aspetta, dal mondo non si scende e non si sale, il mondo può solo scaraventarti giù o trascinarti su a suo piacimento, chiamalo Dio, chiamalo destino, chiamalo caso, chiamala sfiga. E’ solo il mondo.
E quando vorresti scendere, vorresti dire al macchinista “Aspetta, io non ce la faccio, io voglio fermarmi. Mi gira la testa”, finisci solo per non avere un macchinista a cui dirlo. E allora quando succede qualcosa di grande, ti ritrovi steso su un letto a fissare il bianco di un soffitto, a camminare per una strada deserta o affollata, e a parlare con te stesso. In fondo, tuo unico macchinista, tuo unico orologiaio.
E quando non sei tu, invece, a dover affrontare la grandezza della vita, quando è qualcun altro che vorrebbe fermarsi, ti rendi conto di non poterlo aiutare, di non poter fermare questo mondo. E allora ti chiedi com’è possibile sopportare questa immobilità di agire, questa consapevolezza di non poter fare niente.
Come si fa a rimanere qui, immobili così?
Eppure, quando sei così disperato che vorresti solo piantare le unghie nel cielo e strapparlo via, la consapevolezza che la vita continua ti salva.
Sembra cinico da dire, ma qualunque cosa succeda la vita continua. Finchè respiriamo, finchè possiamo urlare, piangere, soffrire, allora possiamo anche amare e ricominciare.
