Era un po’ che mi proponevo di scrivere, volevo imprimere sulla carta questa estate del dopo maturità, questi momenti unici che ora mi fanno piangere per la nostalgia, la nostalgia di sentire i nostri cuori che battono al ritmo della musica elettronica, sangue che pompa allo stesso ritmo. Il ricordo vivido di un gruppo di ragazzi che dormono in terra alla stazione di Mestre, belli come la giovinezza, dolci come l’amore.
L’ultimo giorno di scuola, svegliarsi dopo una festa, mezzi sbronzi, andare via in macchina insieme. Le lacrime e l’emozione. E’ un’emozione indimenticabile…
Cantare sotto le stelle nello stadio di Firenze “che il meglio deve ancora venire”, e ci si spera davvero che sia così. Perchè se è meglio di quello che è stato vivere questi cinque anni di liceo, bè, se è meglio sarà come il paradiso, sarà come l’eroina, dicono dieci orgasmi in una volta. Non lo so.
E ci sono state le botte sui denti, perchè ci sono state. E non si capisce mai fino a che punto faccia male, di sicuro fa male da piangere. Quante cose sembra debbano spezzarci e poi ci ritroviamo in piedi a guardare avanti. E a sperare.
Ci sono state le stelle cadenti e i desideri. I fuochi d’artificio e il mare di notte. Ci siamo quasi fatti buttare fuori da un hotel e abbiamo cantato Romagna mia così sbronzi da cadere per terra.
Ci sono state le serata a ballare, le esagerazioni, le notti a dormire in spiaggia, il freddo che ti fa tremare. E a volte la rabbia, la gelosia, l’amore. E l’amicizia!
Il dolore perchè ci dovremo separare, e allora cerchiamo di aggrapparci a qualsiasi cosa. A una canzone, a un messaggio, a un ricordo.
E l’entusiasmo di vedere la casa dove andremo a abitare, la stanza…”nostra”. Dove nessuno potrà romperci le balle perchè siamo grandi, indipendenti, universitari. Ma siamo solo dei ragazzi, cazzo. Che paura ho.
Condivido ogni parola.
E’ così strano pensarci…